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Si parla di obesità semplice quando il BMI è compreso tra 30 e 39,9.
Quando il BMI è invece uguale a 40 o superiore si parla di obesità-morbigena. Oltre il 50 di super-obesità.
E’ evidente che l’obesità così definita è una sintesi di fattori genetici, fisiologici, endocrini, metabolici, comportamentali e psico-sociali.
Ed è vero che vi sono diverse teorie sull’eziogenesi dell’obesità.
Qualcuno dice che gli obesi sarebbero relativamente insensibili alle informazioni interne (avrebbero i ricettori ipotalamici insensibili alla Leptina)
Qualcun altro sostiene che sarebbero ipersensibili alle informazioni esterne (percezione dell’appetibilità del cibo, sensazioni orogastriche,abitudini sociali e fenomeni di apprendimento).
La teoria psicologica sostiene che gli obesi incorporino cibo come equilibrante simbolico del rapporto con la madre e che l’iperfagia sarebbe un meccanismo compensatorio alle difficoltà esistenziali.
E’ altrettanto vero dunque che non esiste un singolo approccio sufficiente a garantire un successo assoluto nella cura dell’obesità.
Forse l’obesità non esiste. Esistono solo gli obesi !
E tuttavia vi è una verità incontrovertibile: gli obesi sono vittime di uno stimolo iperfagico e per questo mangiano troppo. Di qui l’accumulo ponderale ( ossia di peso corporeo e di grasso corporeo ).
Se non ingurgitassero cibo in modo compulsivo, paradossalmente, sarebbero obesi ma non grassi.
Non sarebbero obesi se riuscissero a controllare la spinta a cibarsi,
se scattasse in loro un Programma Cerebrale Afagico che consentisse loro di attivare in modo permanente uno stato di sazietà.